- Le particolarità dell’alopecia androgenetica femminile
- Come capire se è alopecia androgenetica femminile?
- La scala di Ludwig
- Come si cura l’alopecia androgenetica femminile
L’alopecia androgenetica è una forma di perdita progressiva dei capelli legata a una predisposizione genetica e all’azione degli ormoni androgeni. Rappresenta la causa più comune di diradamento sia negli uomini sia nelle donne.
L’alopecia androgenetica femminile presenta caratteristiche specifiche rispetto alla forma maschile, sia per modalità di manifestazione sia per impatto estetico ed emotivo.
Le particolarità dell’alopecia androgenetica femminile
Nell’alopecia androgenetica femminile il diradamento interessa soprattutto la zona centrale del cuoio capelluto, con un progressivo allargamento della scriminatura. La linea frontale viene generalmente preservata, motivo per cui la perdita risulta più diffusa che localizzata. Le tempie restano spesso integre, elemento distintivo rispetto all’uomo.
La perdita dei capelli evolve gradualmente nel tempo. La densità diminuisce più che il numero assoluto di capelli, poiché i fusti diventano sempre più sottili e corti a causa della miniaturizzazione del follicolo.
Gli androgeni, in particolare il diidrotestosterone (DHT), giocano un ruolo centrale anche nelle donne, pur essendo presenti in quantità inferiori rispetto agli uomini. La sensibilità dei follicoli a questi ormoni varia da persona a persona. Periodi come post-parto, menopausa o sospensione di contraccettivi ormonali possono accentuare il fenomeno.
La predisposizione familiare risulta frequente. Una storia di diradamento tra madre, nonne o zie rappresenta un fattore di rischio importante. La comparsa avviene spesso dopo i 30–40 anni, anche se esistono casi più precoci. La menopausa rappresenta un momento critico per molte donne, a causa del calo degli estrogeni.
Il diradamento diffuso, pur senza chiazze evidenti, può generare forte disagio emotivo. L’effetto estetico risulta meno “drammatico” rispetto alla calvizie maschile, ma l’impatto sull’autostima tende a essere significativo. Generalmente, la calvizie maschile è più diffusa e socialmente più riconosciuta, mentre il diradamento femminile può avere un impatto emotivo maggiore.
Come capire se è alopecia androgenetica femminile?
Alcuni segnali clinici permettono di riconoscere l’alopecia androgenetica femminile e di distinguerla da forme temporanee di caduta dei capelli.
Il primo elemento da osservare è il diradamento progressivo e diffuso, localizzato soprattutto nella zona centrale del cuoio capelluto. La scriminatura tende ad allargarsi nel tempo, mentre la linea frontale rimane generalmente conservata.
Un aspetto caratteristico riguarda la qualità del capello. I fusti diventano gradualmente più sottili, fragili e meno voluminosi a causa della miniaturizzazione dei follicoli. La quantità di capelli persi ogni giorno può apparire nella norma, ma il volume complessivo della chioma risulta visibilmente ridotto.
L’evoluzione è lenta e costante, con un peggioramento che si sviluppa nell’arco di mesi o anni, senza fasi evidenti di ricrescita spontanea, a differenza di quanto accade in altre condizioni transitorie.
La conferma diagnostica richiede una valutazione dermatologica o tricologica. La tricoscopia consente di osservare la miniaturizzazione follicolare, mentre eventuali esami del sangue possono essere utili per escludere carenze nutrizionali o alterazioni ormonali associate.
La scala di Ludwig
La scala di Ludwig rappresenta uno strumento clinico utilizzato per classificare la gravità dell’alopecia androgenetica femminile. Risulta particolarmente utile in ambito dermatologico e tricologico perché consente una valutazione standardizzata del diradamento e un monitoraggio nel tempo dell’evoluzione della condizione.
La classificazione si basa sull’osservazione della zona centrale del cuoio capelluto, tenendo conto dell’allargamento della scriminatura e della riduzione della densità dei capelli. Sono previsti tre stadi:
- Stadio 1: il diradamento è lieve e spesso passa inosservato. La scriminatura centrale appare leggermente più ampia rispetto al normale, mentre il volume generale dei capelli è ancora ben conservato. In questa fase molte donne notano un cambiamento soprattutto durante la messa in piega o con particolari condizioni di luce.
- Stadio 2: la perdita di densità diventa più evidente. L’allargamento della scriminatura risulta chiaramente visibile e il cuoio capelluto inizia a intravedersi. Il diradamento interessa l’area centrale e parietale, con una riduzione significativa del volume complessivo.
- Stadio 3: la rarefazione dei capelli è marcata. Il cuoio capelluto appare scoperto nella zona centrale, pur con la linea frontale generalmente preservata. La miniaturizzazione follicolare è avanzata e l’impatto estetico risulta importante.
L’utilizzo della scala di Ludwig aiuta a definire lo stadio della patologia, a impostare il percorso terapeutico più adeguato e a valutare nel tempo l’efficacia dei trattamenti. Un inquadramento precoce, soprattutto nei primi stadi, aumenta le possibilità di rallentare la progressione e migliorare l’aspetto della chioma.

Come si cura l’alopecia androgenetica femminile
La cura dell’alopecia androgenetica femminile ha come obiettivo principale rallentare la progressione del diradamento e migliorare la qualità dei capelli presenti. Un recupero completo della densità originaria non è sempre possibile, ma un approccio precoce, costante e personalizzato permette spesso di ottenere risultati apprezzabili e duraturi.
Il trattamento di prima linea è rappresentato dal minoxidil per uso locale, utilizzato con formulazioni e concentrazioni specifiche per la donna che vanno definite dal medico. L’applicazione regolare stimola i follicoli ancora vitali, prolunga la fase di crescita del capello e contribuisce ad aumentarne spessore e densità. I benefici diventano evidenti solo dopo alcuni mesi di utilizzo continuativo.
A differenza dell’alopecia androgenetica maschile, l’impiego di farmaci orali nella donna viene valutato con maggiore cautela. La finasteride, farmaco in grado di ridurre la produzione di diidrotestosterone (DHT), non rappresenta una terapia di routine nel sesso femminile. L’utilizzo può essere preso in considerazione solo in casi selezionati, come nelle donne in post-menopausa o in presenza di iperandrogenismo documentato, sempre sotto stretto controllo medico.
Nel percorso terapeutico femminile assume grande importanza l’analisi del profilo ormonale. Eventuali alterazioni possono orientare la scelta di terapie ad azione antiandrogena alternative alla finasteride, selezionate in base alle caratteristiche individuali e alle possibili controindicazioni.
Un’integrazione specifica può affiancare i trattamenti principali, soprattutto in presenza di carenze accertate. Integratori di ferro, zinco, vitamine del gruppo B, biotina e aminoacidi solforati contribuiscono al benessere del capello e del cuoio capelluto, senza sostituire le terapie farmacologiche.
La risposta alle cure varia da donna a donna. La continuità terapeutica rappresenta un fattore decisivo, poiché sospensioni o utilizzi discontinui favoriscono la ripresa del diradamento. L’obiettivo principale rimane il miglioramento della densità e del volume complessivo, più che la ricrescita nelle aree ormai molto diradate.
Un corretto inquadramento clinico e un approccio personalizzato con il supporto di un medico rimangono essenziali per ottenere i migliori risultati possibili nel tempo.