Edward Jenner e il vaccino contro il vaiolo

Un racconto sulla nascita del primo vaccino contro il vaiolo quale strumento fondamentale per sconfiggere le malattie infettive.

L'umanità deve molto all’inglese Edward Jenner, medico di campagna che nel 1749 con il suo metodo sperimentale, salvò il mondo dal vaiolo ed aprì la strada agli studi immunologici.  

Nel libro, La formidabile impresa. La medicina dopo la rivoluzione mRNA, Roberto Burioni racconta come fu inventato il primo vaccino contro il vaiolo e di come questa scoperta abbia sensibilmente contribuito al progresso scientifico. 

Come è nato il vaccino del vaiolo?

Il vaccino si chiama così grazie alle vacche. Nella seconda metà del Settecento, il medico inglese Edward Jenner aveva notato che di solito le ragazze di campagna avevano una pella meravigliosa, senza traccia dei butteri del vaiolo, una terribile malattia che uccideva il 20-30% dei contagiati e lasciava cicatrici deturpanti sulla pelle dei guariti. 

Un giorno, mentre infuriava un’epidemia di vaiolo, Jenner si recò in visita presso la famiglia di un agricoltore e quando trovò la figlia intenta a mungere una mucca le chiese, per attaccare bottone, se avesse paura di contrarre il vaiolo. «No» rispose la ragazza, «io ho già preso il vaiolo delle mucche, e non prenderò quindi il vaiolo degli uomini. Guardi la mia mano: questo è il segno del vaiolo delle mucche e io sono immune.» Che le persone occupate nell’accudire e mungere il bestiame fossero in qualche modo protette dal vaiolo era risaputo tra gli agricoltori, e a Jenner l’idea di immunizzare le persone utilizzando il vaiolo delle mucche ronzava da tempo nella testa, quindi decise di metterla in pratica. 

L’occasione si presentò quando, nel 1796, una mungitrice – si chiamava Sarah Nelmes - arrivò nel suo studio per farsi curare il vaiolo bovino. Una delle mucche della sua fattoria si era ammalata, lei l’aveva ugualmente munta, nonostante avesse le mani screpolate, e alla fine si era ritrovata infettata, riportandone brutte lesioni. 

Presso il dottore lavorava un uomo poverissimo, senza casa, che sbarcava il lunario facendo il giardiniere e aveva un figlio di 8 anni, James Phipps. Jenner mandò immediatamente a chiamare il ragazzino, prese del fluido dalle lesioni della mungitrice e glielo inoculò in un braccio. James non ebbe gravi problemi, a parte il fatto che dopo una decina di giorni cominciò a sentire dolore nel sito della puntura e un certo malessere generale. Presto però tutto passò e James tornò in perfetta salute, con una cicatrice nel punto in cui era avvenuta l’inoculazione. Jenner allora pensò che fosse arrivato il momento di capire se la puntura che aveva praticato fosse veramente in grado di proteggere il suo piccolo paziente. 

Per farla breve, contagiò con il vaiolo il povero James (un medico che oggi si comportasse nello stesso modo sarebbe giustamente considerato un criminale), che sopravvisse. In segno di riconoscenza, Jenner gli regalò una piccola tenuta di campagna. James Phipps visse felice fino a 70 anni (un’età venerabile per i tempi) con moglie e due figli. 

Dal vaccino vaiolo al vaccino anti-Covid e oltre 

Il primo vaccino era stato inventato, e il nome «vaccino» ha origine proprio nel fatto che per immunizzare e proteggere i pazienti si utilizzava il vaiolo vaccino, cioè dei bovini. L’aggettivo - lo stesso che usiamo parlando del latte vaccino per distinguerlo per esempio da quello caprino – aveva conseguito un risultato tanto importante da diventare anche un sostantivo. 

Nel suo nuovo libro, il medico e divulgatore scientifico Roberto Burioni spiega come la molecola di RNAmessaggero, fondamentale per sviluppare rapidamente un vaccino contro il virus responsabile della pandemia del 2020, potrà migliorare radicalmente la prevenzione e la cura di altre malattie quali l’AIDS, la sclerosi multipla e i tumori. Racconta altresì del lavoro di tanti scienziati e di come questo abbia sensibilmente contribuito al progresso scientifico. 

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