Perché tendiamo a rimandare sempre le cose da fare?

È il fenomeno molto diffuso della procrastinazione, ma rimandare è solo un'illusione momentanea. Ecco alcuni suggerimenti utili.

Quante volte è capitato di dover iniziare o portare a termine qualcosa, affrontare una difficoltà, ma sperimentare una sensazione di impossibilità nel compiere una determinata azione, fino ad arrivare al punto di rimandare all’infinito? Quanto è familiare questa condizione di blocco?

Chiunque almeno una volta nella vita avrà rimandato alcuni particolari compiti come fare la spesa o sistemare casa, dimostrando però impegno e costanza in altri ambiti. Una forma di pigrizia che non genera particolari conseguenze.

Il problema sorge nel momento in cui la procrastinazione diventa uno stile di vita, una modalità per allontanare gli impegni, le responsabilità, i doveri, evitando di mettersi in contatto con sé stessi, con le proprie più profonde paure ed insicurezze.

Procrastinazione: cos’è?

La procrastinazione è un fenomeno molto diffuso. L’etimologia della parola deriva dal latino e letteralmente significa rinviare da un giorno all’altro, con lo scopo di guadagnare tempo, con l’intenzione di non svolgere ciò che bisognerebbe fare, rimandando quindi a data da destinarsi. Dryden (2001) ha descritto la procrastinazione come “il rimandare a domani quello che è nel nostro interesse fare oggi”.

Procrastinare implica una scelta di tempi che possono essere: agire all’ultimo secondo, agire dopo la scadenza ultima o non agire affatto.

Si tende a procrastinare nell’ambito personale, della salute, del lavoro, nello sviluppo delle proprie capacità, interessi, studio, carriera e nel mancato rispetto degli impegni con altre persone.

Cosa si cela dietro l'arte del rimandare?

Da un punto di vista psicologico la procrastinazione spinge a ritardare un’azione da compiere nonostante le prevedibili conseguenze, optando per la soddisfazione di un piacere. Si manifesta dunque una vera e propria sostituzione delle attività prioritarie con attività piacevoli o poco rilevanti.

Chi tende alla procrastinazione da un punto di vista emotivo può manifestare ansia e incapacità di visualizzarsi nel futuro.

L’abitudine a procrastinare potrebbe influire su aree sempre più vaste della propria vita comportando l’insorgenza di differenti tipologie di problemi in ambito lavorativo, familiare, sociale.

L’impossibilità nel poter raggiungere i propri obiettivi, soddisfare i propri desideri, potrebbe interferire sulla propria autostima.

Nardone definisce l’azione del rimandare una psicotrappola che, se reiterata nel tempo, danneggia profondamente la nostra capacità di far fronte alle situazioni di vita e di prendere decisioni. Lasciare in sospeso questioni da risolvere, allungando continuamente la propria lista delle cose da fare, non perché ci siano sempre nuove cose, ma perché non si portano mai a termine quelle precedenti, alimenta un senso di inadeguatezza, di frustrazione, di incompiutezza, di incapacità, profondamente deleterio. Più cose restano incompiute e maggiore sarà il senso di malessere.

Quali sono i meccanismi che ne determinano l’insorgenza?

La paura è il sentimento che spesso accompagna la procrastinazione. È una delle emozioni fondamentali degli esseri viventi, è la spinta alla sopravvivenza.

Fisiologicamente il corpo produce adrenalina, ormone che induce cambiamenti fisici e mentali preparando all’azione o all’immobilità: attacco o fuga. La paura ha la funzione di mettere in guardia dal pericolo.

Ecco che nel quotidiano, qualsiasi scelta, qualsiasi possibile cambiamento potrebbe generare paura e conseguente blocco psicologico nell’affrontare una decisione. La procrastinazione dettata dalla paura può comportare una condizione di immobilità ed impossibilità all’azione.

Secondo alcune ricerche esisterebbero due stili di procrastinazione differenti, uno definito Rilassato ed uno definito Preoccupato.

Lo stile Rilassato comporta l’evitamento di attività o impegni ritenuti noiosi, ma la volontà di intraprendere tutte le attività ritenute di piacere. Solitamente questo tipo di procrastinazione ha come effetto collaterale la tendenza a vivere con grandissimo entusiasmo l’inizio di qualcosa, ma una volta venuto meno il fascino della novità ne consegue una demotivazione nel portare a termine l’obiettivo.

Il problema di questa tipologia di procrastinazione è che si rischia di non trovare una linea da percorrere, una strada definita. In tale condizione si tende ad esempio a cambiare spesso percorso di studio, saltare da una relazione all’altra senza impegnarsi realmente fino in fondo in nessuna di esse, come se si vivesse sempre in superficie.

Lo stile preoccupato invece comporta una scarsa fiducia in sé stessi, un’enorme difficoltà a gestire lo stress e una costante condizione di paura che non consente l’azione.

Quali sono le possibili cause e conseguenze?

La procrastinazione può essere causata da:

  • Disinteresse: mancanza di curiosità nel fare una determinata cosa
  • Pigrizia: sensazione di inerzia, mancanza di energia
  • Perfezionismo: tendenza a rimandare lo svolgimento di un determinato compito perché non si percepisce come perfettamente svolto o perché lo svolgimento richiederebbe un eccessivo impegno per ambire alla perfezione. Tale aspetto cela un profondo senso di insicurezza. Essere perfezionisti significa sperimentare la necessità di garantire il raggiungimento dell’obiettivo in modo eccellente. Il compito tanto temuto viene quindi rimandato in quanto una condizione non perfetta è aspetto inaccettabile.
  • Paura del successo: sentire di non meritarlo e quindi vivere una sorta di senso di colpa oppure avere il timore che gli altri si aspettino sempre delle prestazioni di successo.
  • Paura dell'insuccesso: rimandare all’infinito per paura di fallire. Questa paura può a volte essere talmente forte da bloccare qualsiasi tipo di iniziativa. Un conflitto interiore nel quale la certezza del futuro fallimento comporta l’inutilità di tentare.
  • Paura della responsabilità: timore di crescere, di prendere impegni da portare a termine con costanza e serietà.
  • Rabbia: a un livello inconscio, è possibile che si strutturi come meccanismo di difesa in risposta alle pressioni e alle aspettative altrui, vissute come intollerabili. Se non riconosciuta può trasformarsi in un serio problema per la crescita della persona, la maturazione e lo sviluppo del proprio senso del dovere e dell’assunzione di responsabilità, elementi necessari per condurre una vita adulta soddisfacente.

Qualunque siano le cause che attivano la procrastinazione, si tratta ad ogni modo di una scelta, una decisione che rimanda un’ulteriore decisione e che, in quanto tale, comporta conseguenze, cambiamenti e acquisizione di responsabilità.

Rimandare è solo un’illusione momentanea, un’apparente soluzione che allontana dalla possibilità di affrontare qualcosa di importante.

Chi è il procrastinatore?

La persona che procrastina mette in atto un comportamento di evitamento e di allontanamento dalle proprie paure e i propri limiti. Affrontare un compito importante comporta fatica, stress, ansia e conseguente aumento dei livelli di tensione.

Scegliere dunque di non occuparsi di una determinata priorità genera contemporaneamente sensi di colpa per non aver compiuto l’azione e sollievo momentaneo nel rimandare il difficile impegno. Domani è la perfetta sintesi di tale meccanismo, evitamento cognitivo e pensiero permissivo.

Mettersi in contatto con la parte più profonda di sé è un aspetto fondamentale per poter superare delle difficoltà e poter raggiungere i propri obiettivi. Allontanare le preoccupazioni significa in parte evitare di contattare le emozioni che ne derivano.

Il rischio è che in alcuni casi la procrastinazione diventa cronica e nel dare priorità al piacere momentaneo, si sacrifica la costruzione e la pianificazione del proprio futuro in ogni ambito della vita.

Suggerimenti utili per non rimandare le cose da fare

Come per ogni condizione di difficoltà psicologica, è necessario poter essere consapevoli della situazione in cui ci si trova, per poi mettere in atto comportamenti volti al cambiamento.

Ci si potrebbe interrogare su quali siano le situazioni nelle quali si tende a rimandare alcune cose e quali conseguenze ne derivano. Più saranno inconsci i meccanismi legati alla procrastinazione, maggiore sarà la difficoltà nell'individuare e comprendere le motivazioni che sottendono tali azioni. Affidandosi quindi all’aiuto di un esperto psicoterapeuta sarà possibile far emergere le profonde difficoltà vissute e affrontarle per migliorare il proprio benessere psicologico.

Ma quali piccoli suggerimenti potrebbero essere utili per chi vive nell’impossibilità di portare a termine alcune attività?

  • Immaginare ogni giorno una piccola cosa da fare e metterla in atto. La sensazione che si sperimenta dopo esserci riusciti rafforzerà la propria autostima attivando sensazioni positive.
  • Osservare gli impegni uno alla volta senza mettere in lista infinite cose da fare. Piccoli obiettivi da raggiungere passo dopo passo. È importante godere del percorso per poi giungere al traguardo.
  • Tentare di affrontare prima i compiti più complessi o spiacevoli e poi quelli più semplici e gradevoli. Come si suol dire: “prima il dovere e poi il piacere”.
  • Allentare i livelli di stress per raggiungere un equilibrio mente-corpo attraverso pratiche meditative, yoga, pilates.
  • Attivare il pensiero positivo, incitare le proprie azioni, credere di potercela fare nonostante le profonde perplessità, focalizzare la propria attenzione solo sugli aspetti favorevoli.
  • Affrontare le proprie paure attraverso il coraggio di osare pur sperimentando il timore di fallire. Non esiste felicità senza una buona dose di coraggio.

Quando chiedere aiuto?

Le conseguenze legate alla procrastinazione possono riguardare piccoli problemi quotidiani in ambito lavorativo, relazionale, fino ad arrivare a condizioni estreme come l’incapacità di decidere del proprio futuro, progettare, pianificare e gestire le necessarie attività della vita adulta.

Il problema della procrastinazione potrebbe ricadere su decisioni importanti, legate al proprio futuro. Non avere percezione di chi si è e di cosa si desideri realmente comporta l’impossibilità di prendere decisioni relative allo studio, al lavoro, alla creazione di legami affettivi stabili. Potrebbe essere dunque utile, attraverso un percorso di psicoterapia, sciogliere i profondi nodi che bloccano l’evoluzione e la crescita.

Se hai bisogno di parlare con un Specialista, puoi contattare direttamente la Dr.ssa Roberta Senese per un teleconsulto o per una Video Visita.

 

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